INTERVISTA A BAGGIO ANDREA – Esperto Informatico e CEO iRecovery Europe

Baggio Andrea si occupa da 14 anni di informatica e da alcuni anni nello specifico di recupero dati da supporti danneggiati e analisi forense informatica investigativa. Per aiutare i nostri lettori abbiamo voluto chiedergli alcune delucidazioni e consigli riguardo alla perdita dei dati informatici e su come recuperarli o preservarli.

 

iRecovery Europe

 

Quali sono le principali cause della perdita dati?

Le cause che possono portare alla perdita dei dati memorizzati sono moltissime.

Per quanto riguarda i supporti esterni, ad es. i dischi da 2,5”, una delle principali cause di perdita di dati è rappresentata dai colpi ricevuti dal disco stesso. Parlando invece di supporti interni, cioè gli hard disk standard alloggiati all’interno dei computer, le cause più comuni della perdita di informazioni sono rappresentate dagli sbalzi di tensione oppure da una cattiva manutenzione. Quest’ultima, in particolare, spesso porta ad un accumulo di polvere all’interno della macchina che può causare una cattiva circolazione di aria e un notevole surriscaldamento del computer e dei suoi componenti.

Tra le tante cause, ultimamente, si è aggiunto anche un problema di costi. La corsa continua delle aziende produttrici al risparmio sui costi di produzione dei supporti ha portato, senza alcun dubbio, ad una diminuzione della qualità dei prodotti e al conseguente e notevole abbassamento della vita media degli hard disk.

 

Quali sono secondo lei gli errori più comuni che si commettono ?

I principali errori che ricorrono, e che ritengo sarebbe importante evitare, sono due.

Il primo è quello di fare confusione sul tipo di supporto da utilizzare, utilizzando ad esempio una pen drive (chiavetta USB) come dispositivo di memorizzazione mentre in realtà questo è un supporto per lo scambio e lo spostamento veloce di dati. Infatti, vista la natura stessa dei chip di memoria di questi dispositivi (dal ciclo di vita limitato) e vista la possibilità di essere facilmente persi, smarriti o masticati dal cane, è estremamente sconsigliato utilizzare queste pen drive come unico supporto di memorizzazione.

valmontone-3Il secondo errore ricorrente, e qui purtroppo entra in gioco il mercato, è l’utilizzo di Hard Disk Standard in NAS, SERVER o Sistemi di Videosorveglianza. Mi spiego meglio… visto che un Nas o un Server non vengono mai spenti, tranne che in sporadici casi per motivi di manutenzione hardware o software, ciò comporta che questi sistemi abbiano bisogno di Hard Disk in grado di lavorare 24 ore al giorno e 7 giorni su 7. Questo tipo di supporti, progettato per funzionare per lunghi periodi, esiste ma costa molto di più dei supporti normali. Spesso, quindi, i venditori poco esperti, o peggio ancora consci del problema, scelgono di creare un prodotto di scarsa qualità con un prezzo molto basso. Questi venditori optano per l’utilizzo in questi sistemi di dischi normali, concepiti per lavorare soltanto 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana anche se la differenza di carico di lavoro è notevole.

 

Cosa consiglierebbe ad una persona che si trova ad affrontare una perdita dei dati?

Come prima cosa consiglierei a questa persona di non farsi prendere dal panico. Certo, è più facile a dirsi che a farsi, ma purtroppo le scelte avventate spesso danno luogo più a problemi che benefici.

Hard Drive iRecoveryIl secondo consiglio che mi sento di dare è “fare il meno possibile”. Dal momento in cui un supporto smette di funzionare la situazione non è più reversibile, e pertanto è necessario affidarsi ad un’azienda che si occupa di recupero dati. Affidarsi solamente alle proprie ricerche su internet è pericoloso, è molto meglio svolgere un’indagine di mercato seria o chiedere qualche numero ad un parente o amico che si è già rivolto con successo a qualche azienda specializzata.
Infine, se un supporto cade è meglio evitare di collegarlo. Se proprio non si può evitare di collegare il supporto, invece, è meglio spegnerlo appena si presentino “rumori strani” oppure nel caso in cui questo ci metta troppo tempo ad avviarsi o ad essere riconosciuto dal sistema.

 

Qual è la cosa che più spesso rende impossibile un recupero dati?

Se un disco non parte o emette rumori strani, come il classico click, è inutile tenerlo collegato al PC. È inutile anche tentare un recupero dati per ore o giorni con qualche software scaricato da Internet. Questi possono essere due casi-esempio in cui stiamo semplicemente, ed inevitabilmente, distruggendo la superficie magnetica dei piattelli trasformando i nostri preziosi dati in polvere.
Un altro problema, che da un po’ di tempo riscontro, è quello di chi affida i propri supporti danneggiati a persone non qualificate e, soprattutto, non in grado di provvedere al recupero dei dati. Se uno di questi soggetti tenta di aprire il disco, di cambiare le schede o di sostituire il motore del HD in un luogo contaminato e non adatto a queste operazioni i danni possono essere irreparabili.

Una cosa deve essere ben chiara: tutte le volte che si deve aprire un disco o sostituire parti meccaniche, il recupero dati va fatto in una “Clean Room” o, come spesso viene chiamata, “Camera Bianca”. Il disco deve essere poi trattato con speciali controller e software. Il recupero dati, infatti, è quasi sempre un procedimento che lascia spazio ad un solo tentativo, e pertanto non è il caso di affidare un’operazione così delicata al primo “pinco pallino”.

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