La corretta conservazione dei supporti magnetici di memorizzazione

(Hard Disk, Floppy Disk, Tape Cartridge, Magneto-optical disks, et similia)

Dispositivi magnetici e problematiche comuni

I dispositivi informatici di memorizzazione basati su supporti magnetici possono conservare i dati per un periodo di tempo molto lungo (tipicamente, si stima alcune decine di anni) senza che intervengano deperimenti e/o cancellazioni delle informazioni contenute in modo significativo. Tuttavia, per ottenere prestazioni ottimali e prolungarne quanto più possibile la vita, è necessario seguire alcune linee guida di comportamento nella conservazione e nello stoccaggio dei dispositivi.

Attenzione: Le sottoriportate indicazioni sono redatte tenendo come supporto di riferimento un “hard disk”, ma possono essere estese, per quanto riguarda la parte logica, meccanica e magnetica, a tutti i dispositivi magnetici di memorizzazione. Le indicazioni sulla parte logica possono essere estese invece a qualsiasi dispositivo di memorizzazione, compresi i dispositivi basati su memorie flash, ovvero a stato solido.

Innanzitutto è necessario considerare i problemi che possono investire il dispositivo e gli eventi responsabili, al fine di prevenire tali condizioni:

  • Danni logici: i danni logici sono relativi alla struttura logica del disco, cioè all’organizzazione dei dati all’interno del dispositivo. Possono essere dovuti a malfunzionamenti del sistema operativo, all’intervento di virus o malware, ma molto più spesso sono dovuti a errore umano durante l’utilizzo, come ad esempio il riavvio volontario e improvviso del sistema, pigiando il tasto “reset”, o il suo spegnimento mediante la disconnessione dalla rete di alimentazione.
  • Danni elettronici: il danno elettronico investe, nella maggior parte dei casi, la scheda elettronica presente negli hard disk, e in casi più rari anche testine e motore.Danni di questo genere sono spesso evidenti: odore di bruciato, o evidenti bruciature, sono i segni più evidenti; tuttavia a volte il danno può essere localizzato in aree molto piccole o invisibili: in tal caso, è necessario fare attenzione ai sintomi.Sintomi frequenti sono la totale assenza di attività nel dispositivo correttamente alimentato e collegato, o malfunzionamenti specifici, come non venir rilevato dal computer.Anche l’umidità o l’acqua possono portare a danni irreversibili di questo tipo. In particolare, possono crearsi condizioni nei quali le correnti si diffondono anche in punti della scheda logica ove non dovrebbero essere presenti. Tale condizione porta componenti delicati, come microprocessori o controller, a danneggiarsi.Danni di questo genere sono spesso dovuti a cause atmosferiche, come ad esempio la presenza di elevate cariche elettrostatiche che si scaricano sul dispositivo stesso, sbalzi di tensione, avverse condizioni meteo ambientali . Tuttavia, è possibile che intervenga anche un errore umano: sovralimentazione dell’hard disk, inversione di polarità, cariche elettrostatiche accidentalmente immesse nel dispositivo, o acqua accidentalmente versata sullo stesso (o peggio, coca-cola o altri liquidi).
  • Danni meccanici: i danni meccanici investono, nella maggior parte dei casi, la parte interna meccanica degli hard disk, e in casi più rari, anche la scheda elettronica dello stesso.Danni di questo genere spesso non sono evidenti senza alimentare il dispositivo e senza provare a utilizzarlo. Sono quasi sempre dovuti a urti o cadute accidentali del dispositivo, e sono più gravi se avvengono mentre lo stesso è in funzione. Sono quindi spesso derivanti da errore umano, sebbene in piccola parte possano essere dovuti a difetti di fabbricazione o a problemi legati al rimanente hardware del computer (ad esempio, una ventola fuori asse che provoca vibrazioni molto forti).
  • Danni magnetici: i danni magnetici investono principalmente i piatti magnetici nei quali i dati sono memorizzati. Campi magnetici elevati possono danneggiare in modo irreparabile gli hard disk, rendendoli nella stragrande maggioranza dei casi inutilizzabili. Inutile aggiungere che le informazioni memorizzate vengono totalmente distrutte.L’esposizione a campi magnetici di forte intensità, in particolare impulsivi, è una delle tecniche utilizzate per le procedure di cancellazione sicura, e prendono il nome di tecniche di degaussing: queste tecniche compromettono in modo irrimediabile la superficie magnetica dei dispositivi, distruggendo le informazioni e rendendoli praticamente inerti.Quando il danno magnetico non è provocato volontariamente, è spesso dovuto all’esposizione involontaria a campi di forte intensità, provenienti ad esempio da magneti permanenti (come quelli degli altoparlanti delle casse acustiche) o da dispositivi elettronici che emettano potenti campi magnetici (da trasformatori a elettrocalamite). A tal proposito va ricordato che ogni conduttore di elettricità genera un campo magnetico attorno a sé, poiché il campo magnetico altro non è che una correzione relativistica del campo elettrico. Ciò che varia è però l’intensità del campo stesso, e solamente campi con un’intensità maggiore di una decina di gauss, localizzati relativamente vicini allo stesso, possono creare danni permanenti e irreversibili ad un hard disk.

Cancellazione Sicura iRecovery

Note sulla conservazione

  • In fase di conservazione del dispositivo, per prevenire danni di tipo logico è indispensabile, quando si operi sullo stesso, utilizzarlo in modalità READ-ONLY, così da rendere impossibile scritture accidentali del dispositivo. Questa modalità è facilmente ottenibile in ambiente Linux, effettuando il mount del dispositivo utilizzando la flag “–ro” (read-only).
  • Per prevenire problematiche di tipo elettronico, è indispensabile proteggerlo quanto più possibile da eventi, sia accidentali che ambientali, che possano comprometterne la funzionalità elettrica. Spesso è sufficiente un po’ di cautela per proteggerlo dai liquidi, mentre per proteggerlo dalle cariche elettrostatiche è necessario utilizzare buste antistatiche e provvedere a scaricare le cariche accumulate nel proprio corpo a terra prima di operare su un hard disk. Nella maggior parte dei casi è sufficiente toccare un punto di messa a terra (come il metallo di un termosifone) per scaricare l’elettricità statica accumulata nel corpo.
  • Per prevenire danni meccanici è spesso sufficiente invece un po’ di attenzione. Se non è possibile prevenire danni legati alla normale usura meccanica dei dispositivi, è possibile evitare che essi subiscano urti o cadute accidentali, conservandoli ad esempio su piani stabili ed esenti da vibrazioni od oscillazioni, dovute sia a intervento umano che a condizioni ambientali particolari (ad esempio un terremoto).
  • La prevenzione dell’esposizione a campi magnetici è infine fondamentale. A tal proposito è necessario ricordare che sono importanti sia l’intensità del campo, sia la distanza del dispositivo di memorizzazione dallo stesso. Il campo magnetico è invisibile e intangibile, ma la sua stessa natura implica che vi siano dei punti di partenza e di arrivo delle linee di campo: non potendo eliminarlo materialmente, è necessario far sì che tali linee vengano deviate quanto più possibile dalla destinazione non desiderata (il disco). Ciò è realizzabile isolandolo mediante del materiale ferromagnetico, così che le linee del campo si pieghino in modo da addensarsi dentro il materiale a più alta permeabilità.

 

Conservazione Dischi Magnetici

 

L’ efficacia di una tale schermatura dipende dalla permeabilità magnetica, oltre che dallo spessore della parete schermante. I materiali sviluppati per questa specifica funzione sono leghe speciali sottoposte a particolari trattamenti termici e metallurgici. Va inoltre ricordato che un materiale magnetico, quando viene allontanato dal campo, tende a trattenere l’energia magnetica indotta su di esso, comportandosi come un magnete permanente dotato di una determinata forza coercitiva. Le leghe studiate per produrre schermi magnetici, oltre ad avere un’alta permeabilità magnetica sono ottimizzate anche per aver una bassa forza coercitiva.

Tuttavia, il costo di schermi di tal genere è spesso proibitivo. Al contempo, la reperibilità degli stessi è difficile. Spesso quindi si preferisce tener quanto più distanti possibile gli hard disk da campi magnetici, sebbene tale soluzione rappresenti un compromesso costi/benefici.

 

Conclusioni

Sulla base di quanto sopra riportato, un hard disk dovrebbe essere conservato:

  • In un ambiente quanto più possibile esente da umidità
  • Al riparo da liquidi che possano accidentalmente investirlo
  • Isolato quanto più possibile da campi magnetici, sia continui che impulsivi
  • Isolato e al riparo da cariche elettrostatiche
  • Utilizzato nella sola modalità “sola lettura”

Di conseguenza, nello stoccaggio soluzioni ottimali sono:

  • L’inserimento dell’hard disk in buste antistatiche
  • L’utilizzo di bustine di silicati, che assorbono l’umidità, inserite all’interno delle sopracitate buste assieme all’hard disk
  • La conservazione in ripiani stabili
  • Conservarli a un’altezza tale da proteggerli da eventuali allagamenti del locale
  • Conservarli in una stanza ben protetta da agenti atmosferici (acqua e sbalzi di temperatura)
  • Conservarli a un’altezza tale da permetterne una comoda manipolazione ed evitare accidentali cadute
  • Rivestire ulteriormente il disco con materiale da imballo (es. nylon con le bolle, et similia) così da evitare brusche vibrazioni
  • Quando utilizzati, scaricare preventivamente a terra l’elettricità statica accumulata nel corpo e, se possibile, utilizzare un braccialetto di metallo collegato a terra per mantenere bassa la differenza di potenziale.